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Censura italiani morti in Libia

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Da tempo curo questo sito e per questa ragione ho la necessità di raccogliere informazioni e problematiche che riguardano gli italiani che si trovano lontani dalla propria madre Patria.

Seguo  numerosi gruppi presenti su Facebook di italiani nel Mondo. Questi gruppi hanno in comune la prima parte della propria denominazione,  a titolo esemplificativo: italiani in Brasile, italiani in Germania, italiani in Giappone,  italiani nelle Filippine…

È proprio su quest’ultimo gruppo  (con più di 1.300 persone iscritte) che intendo soffermarmi.



Qualche giorno fa, dopo aver appreso la tragica notizia della morte dei nostri connazionali in Libia, ho ritenuto opportuno esprimere con un post, sul gruppo “italiani nelle Filippine”, il mio cordoglio e la mia perplessità in ordine alla possibilità che l’Italia possa prendere parte al conflitto bellico; in tale occasione riportavo il link di un articolo contenente la cronaca dei fatti accaduti in Libia.

Detto post veniva cancellato il giorno successivo da un amministratore del gruppo per “non essere in linea con il regolamento” in quanto non parlava delle Filippine; la stessa censura è stata posta in essere ad un altro post, ritenuto “non in linea con il regolamento”, che era inerente l'ex sacerdote Rolando Del Torchio rapito nelle Filippine.

Non è mia intenzione polemizzare in merito alla presenza di ulteriori e numerosi articoli “non in linea con il regolamento” che sono attualmente presenti su tale gruppo, ma vorrei solo soffermarmi su cosa significa per me “essere italiano”.

In ogni momento della giornata sono fiero di essere italiano, di essere erede e custode della libertà conquistata con il sangue di chi ci ha preceduti; sono fiero di appartenere ad un Paese che è stato per centinaia di anni al centro del Mondo e che ha scritto la storia, un Paese per il quale ho militato in armi per circa 35 anni.

Sono onorato e orgoglioso di appartenere a questa Nazione e quando un cittadino italiano che si trova all'estero perde la vita, come è successo per i lavoratori Piano e Failla giustiziati a Sabrata (Libia), non penso che esistano regolamenti o norme che possano vietare di porgere un ultimo saluto. Per dirla con Foscolo "una società che non conserva il culto dei morti fra i suoi valori spirituali più preziosi, non merita di sopravvivere".

A Fausto e Salvatore: che l'alba di ogni giorno Vi porti l'amore dei vostri cari e di tutti gli italiani.

Cav. Luigi Albano

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