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Eliminare la tassa dei 300 euro per richiedere la cittadinanza Italiana

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Il concetto di cittadinanza è attualmente disciplinato in Italia dalla legge n. 91/1992 che, a differenza della legge precedente, rivaluta il peso della volontà del singolo nell’acquisto e nella perdita della cittadinanza e riconosce il diritto alla contemporanea titolarità di più cittadinanze, fatte salve le diverse disposizioni previste da accordi internazionali.

Per sommi capi è utile riepilogare quali siano i modi di acquisto del diritto di cittadinanza italiana:
  • acquisizione “iure sanguinis”, quando si nasca o si venga adottati da cittadini italiani;
  • acquisizione “iure soli”, qualora si nasca sul territorio italiano da genitori apolidi o se i genitori siano ignoti o non possano trasmettere la propria cittadinanza al figlio secondo la legge del proprio Stato di provenienza;
  • acquisizione “sulla base della residenza in Italia da parte dello straniero”, come enunciato dall’art. 9 della legge n. 91/1992 che prevede l’istituto della concessione della cittadinanza italiana mediante Decreto del Presidente della Repubblica.

Il 18 giugno 2014 la Camera dei Deputati ha dato il via libera definitivo alla conversione in legge del decreto n. 66/2014 "Misure urgenti per la competitività e la Giustizia sociale", introducendo una tassa di € 300 a carico dei discendenti di italiani che vivono all'estero che hanno il desiderio di “recuperare" la propria cittadinanza italiana.

A questa tassa, che comprende i diritti da riscuotere per il trattamento della domanda, bisogna aggiungere il contributo di € 200, che continua a restare in vigore a favore del Ministero dell'Interno, per le istanze o per le dichiarazioni finalizzate all'elezione, acquisto, riacquisto o concessione della cittadinanza.

La nostra rappresentanza al parlamento non si rende conto, o non vuol rendersi conto, che la cifra richiesta, modesta per l'Italia,  in alcuni Paesi corrisponde a uno stipendio.

Noi ci chiediamo se le persone che dovranno affrontare tale procedura saranno in grado di sostenerne le spese e vi invitiamo, per questa ragione, a scrivere ai nostri parlamentari che hanno emendato e approvato questa norma, al fine di metterne in discussione l'applicabilità.

13 gennaio 2016 - Dott. Lorenzo Albano

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