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La crepa sulla quotidianità
Un vaso finito in mille pezzi e rincollato a fatica

Avevo pensato di iniziare la mia collaborazione con il notiziario on-line italianiallestero.net con racconti che illustrassero i must della comunità italiana in Sri Lanka, ma la recrudescenza inattesa del Covid-19 nell’isola seppur, apparentemente sotto controllo mi fa cambiare argomento in corso d’opera.
Voglio dedicare un pensiero allo stato d’animo di noi expats italiani in Sri Lanka non coinvolti, fortunatamente, dal lato sanitario, ma dal lato economico sì.
La presenza italiana in Sri Lanka e Maldive non è massiccia ma non possiamo ignorare che uno dei maggiori investitori privati stranieri in loco è Omegaline (Calzedonia), 7 stabilimenti e 17000 dipendenti e che 78 resorts alle Maldive sono di proprietà o partecipati da italiani; inoltre disseminati in tutta l’isola ci sono Guest Houses, Resorts, Ristoranti, Agenzie di viaggio operati da connazionali.
Onestamente dobbiamo riconoscere che, con la prima ondata, non abbiamo avuto grandi problemi.
Facilitato dalla morfologia geografica dello Sri Lanka il governo ha immediatamente chiuso aeroporti e porti (detto per inciso il Paese riaprirà ufficialmente solo a fine Aprile 2021) isolando, permettetemi il gioco di parole, l’isola. Il governo era ed è cosciente che le strutture sanitarie locali non sarebbero state in grado di reggere ad una diffusione massiccia del virus ed ha raggiunto, per ora, il suo scopo.
I numeri dei positivi e dei deceduti sono irrisori, parliamo di 5625 confermati e 13 deceduti tra febbraio e il 16 ottobre 2020.
Nella mia zona, durante la prima ondata, abbiamo avuto lunghi periodi di coprifuoco notturni, dalle ore 6pm alle ore 5am del giorno dopo, e lockdown durante i week end per evitare l’arrivo del turismo locale e le riunioni familiari. Diversa la situazione nella Capitale e nelle aree ad alta concentrazione industriale con lockdown duro per circa tre mesi.
Grande allarme ha creato il rientro dei migranti (decine di migliaia) dal Medio Oriente, da Singapore, Corea del Sud ma il tutto è stato gestito in modo serio e controllato, forse con qualche eccesso delle forze dell’ordine, ma comunque è stato trasmesso un senso di tranquillità e sicurezza.
Il risultato è stato…la seconda ondata! La maggioranza delle persone si è sentita sicura, protetta ed ha iniziato a non rispettare protocolli rigorosi ed a pensare ad una specie di liberi tutti analogo a quello degli italiani in vacanza.
Il 22 settembre è stato trovato un positivo presso uno stabilimento di abbigliamento nei dintorni di Colombo. Tutti i dipendenti sono stati sottoposti a tampone e posti in quarantena per le canoniche due settimane. Ben 500 lavoratori, su pressione dell’azienda e per non perdere il salario, sono tornati al lavoro frequentando, naturalmente, familiari, amici, negozi ed utilizzando mezzi di trasporto pubblici. In pochi giorni la curva dei positivi ha raggiunto quota 2500 ed è scattato il panico!
Le forze dell’ordine, nel tentativo di fermare i contagi al solo cluster, sono intervenute stile cinese durante l’epidemia a Wuhan “….il portavoce della polizia DIG Ajith Rohana, ha dichiarato che sono state intraprese azioni rigorose contro quei lavoratori che continuano ad evitare di sottomettersi alla quarantena, compreso il sequestro dei loro beni mobili ed immobili; le stesse sanzioni sono applicate a chi li ospita nelle loro case”.
Ma i medici sono in allarme. Il Segretario dell’Associazione dei medici Haritha Aluthge sostiene che...” è troppo presto per prevedere se siamo nella fase 4 della trasmissione COVID, ma questo è un periodo molto vulnerabile e l’imminente minaccia di passare a una trasmissione comunitaria è al suo massimo”.
Per inciso al Centro Nazionale di Prevenzione COVID ci sono 1712 letti, al 10 ottobre i ricoverati erano 1544... disponibili 168 letti.
Lo stato d’animo degli operatori turistici e non solo.
Con il crollo del turismo (non scordiamo che il paese è chiuso fino ad aprile 2021, perciò significa ragionare di nuova stagione a novembre 2021)  è facile immaginare quali sono state le conseguenze dell’epidemia per gli operatori (non solo italiani) del settore.
È come se si fosse rotto qualche meccanismo interiore. L’incertezza prolungata sta erodendo la stabilità nonché l’equilibrio emotivo di molti alla crisi sanitaria, in termini di stanchezza, di sfiducia e di pessimismo.
Per questo, meno disposti a rispettare le misure di sicurezza e divenire più sensibili alle tentazioni dell’indifferenza o del negazionismo. Questa strana stagione ha cancellato sicurezze e disinnescato ogni automatismo. Possiamo fingere con gli altri, perfino con noi stessi, ma questa resistenza sul lungo periodo richiede un pedaggio emotivo.
Mi son sentito dire: “La situazione finanziaria di molti è in modalità sopravvivenza, ma il bilancio emotivo è quello più duro. Ci sentiamo sopraffatti. Ci sono momenti in cui le domande sul futuro ci consumano e ci pare di dover tenere la testa fuori dall’acqua per non annegare”.
Siamo un vaso rincollato, siamo quel vaso, anche se spesso facciamo finta di niente.
Ma c’è qualcosa che non funziona più a pieno regime - la capacità di fare progetti, di programmare - e la disinvoltura è spesso una recita.
Dietro c’è una insostenibile, malinconica rassegnazione.

Ferruccio CRIPPA, Sri Lanka.
22 ottobre 2020

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